Michelangelo Tagliaferri, Sociologo, Presidente del progetto Eccellenze Italiane, nel 1988 fonda l’Accademia di Comunicazione, di cui tuttora è Presidente, scuola che ha formato generazioni di professionisti della pubblicitĂ e del marketing. Cos’è comunicare? Cosa chi fa questo mestiere dovrebbe sapere e in che modo riesce a comunicare in maniera efficace? E’ il mettere isieme le cose perchè noi possiamo avanzare come specie, fare in modo che mettiamo insieme tramite la comunicazione le forze necessarie a risolvere i problemi. Non possiamo risolvere i problemi da soli, dobbiamo comunicare con gli altri. La cosa importante è riuscire a comprendere quali sono i problemi che dobbiamo risolvere e vuol dire che dobbiamo comunicare in continuazione. Però la comunicazione ha anche dentro di sĂ© il pericolo della rottura. Ogni cosa che noi diciamo trova delle persone che sono consenzienti e delle persone che sono contrarie. Dobbiamo tener conto che molti possono essere contrari. L’importante e rappresentare bene le cose. Fare in modo che la rappresentazione lasci liberi di interpretare così come io voglio essere libero di rappresentare. Questa libertà è un equilibrio difficilissimo da creare. Il comunicatore deve saper fare questo. Il fatto che tu rompi gli schemi che crea le condizioni per far avvenire qualcosa di nuovo non è detto che abbia successo e invece noi dobbiamo abituare i giovani a prendere atto che ogni tanto le cose non hanno successo. Se non metti le mani nella terra, non risolvi niente. Rimane spazio in questa Italia, e siamo davvero all’ultima, per le Eccellenze? E’ il paese della biodiversitĂ piĂą importante che noi conosciamo nel mondo. Quando ho fattol’EXPO ho scoperto che abbiamo 1300 tipi di mele diverse. Nessun paese ha 1300 mele! Allora, a fronte di questo, noi siamo esattamente come le mele, nel senso che ciascuno di noi ha dentro di se una possibilitĂ , un’attitudine che deve essere valorizzata, invece la omologhiamo perchè il mondo intorno è pieno di voglia di fare cose nuove. Allora noi che le abbiamo giĂ fatte non possiamo aver paura di farle. Certo non possiamo farle piĂą con le energie di una volta. Sono i giovani che devono mettere quest’energia! Noi dobbiamo dargli soltanto la possibilitĂ di poterlo fare. In questo io sono ottimista oltre la misura.



